Nel linguaggio della montagna trentina, il termine malga indica qualcosa di più di un semplice edificio: è il centro dell’alpeggio, quel sistema di pascoli e stalle che per secoli ha accompagnato il bestiame dai fondovalle alle quote più alte, seguendo il ritmo delle stagioni. A Cavedago, piccolo paese affacciato sull’Altopiano della Paganella, questa tradizione è ancora viva nei suoi tratti essenziali: i masi sparsi, i recinti in pietra, i sentieri che risalgono verso i pascoli e le due malghe che custodiscono il territorio, Malga Spora e Malga Dagnola Alta.

Malga Spora si raggiunge con una camminata che parte dal paese e si inoltra nella Val dei Cavai, un vallone scavato tra pendii boscosi e radure. Il percorso è di quelli che si fanno volentieri anche in famiglia: si sale con calma, il bosco lascia progressivamente spazio all’aperto, e a un certo punto lo sguardo si allarga verso le Dolomiti di Brenta, che si stagliano all’orizzonte con le loro pareti rocciose. La malga stessa è un insieme di edifici rustici in pietra e legno, circondati da ampi pascoli dove, nei mesi estivi, si muove il bestiame al pascolo. L’aria sa di erba e di bosco, e il silenzio è rotto solo dal campanaccio o dal vento.

Poco più in alto, Malga Dagnola Alta offre un punto di osservazione privilegiato sullo stesso panorama, con le cime che cambiano nome e volto a ogni passo: il Croz del Re, il Piz Galin, il Monte Fibbion, Cima Sera e Monte Corona. Da queste parti il confine con il Parco Naturale Adamello Brenta è vicino, e lo si avverte nella qualità della luce, nella varietà dei fiori, nella sensazione di trovarsi dentro un paesaggio rimasto integro. I sentieri che portano alle malghe sono ben tracciati e si possono percorrere anche in mountain bike, oppure a piedi seguendo i segnavia che si snodano tra i masi e i pascoli. In inverno il medesimo territorio si copre di neve e si trasforma in un ambiente silenzioso, adatto alle ciaspolate, ma è nella bella stagione che le malghe mostrano il loro volto più autentico.

Raggiungere queste mete non richiede particolari difficoltà tecniche, ma regala un’esperienza completa: si parte dal paese, si sale lungo i sentieri che si aprono tra i prati, e ci si trova immersi in una dimensione pastorale che il tempo sembra non aver scalfito. Chi arriva fin qui può sostare nei pressi della malga, osservare il lavoro dei pastori, respirare l’odore del fieno e dello stallatico, ripercorrere con lo sguardo la strada fatta. Dalla quota delle malghe il panorama è ampio: da un lato l’altopiano con i suoi paesi, dall’altro le guglie e le crode delle Dolomiti di Brenta, che al tramonto si accendono di luce rosa.

Tornando a valle, il pensiero corre alla fatica di chi un tempo conduceva il bestiame su e giù per questi pendii, alla vita semplice dei masi, alla sapienza di un equilibrio tra uomo e natura che ancora oggi, tra i sentieri di Cavedago, continua a essere visibile a chi sa camminare con calma.

Malga marocchi
Malga marocchi
Malga marocchi piz galin
Malga marocchi piz galin
Phoca thumb s malga marocchi
Phoca thumb s malga marocchi
Phoca thumb s malga marocchi piz galin
Phoca thumb s malga marocchi piz galin